esperienze

fare la spesa a Basilea , LIDL.

Melanzane, 0,520 kg = 1,55 CHF ( 2.99 x kg)

Patate 2 kg = 2,49 CHF

Carote 1 kg = 1,25 CHF

Pomodorini ciliegia 0,500 kg = 2,49 CHF

Insalata iceberg già pronta 200 gr = 1,69 CHF

Prosciutto crudo due confezioni da 100 gr ( 2 x 4,79 CHF) = 9.58 CHF

6 Uova da allevamento all’aperto 2.89 CHF

Latte parzialmente scremato mezzo litro 1,19 CH

Piselli in scatola 400 gr 1,19 CHF

Insalata mista già pronta 200 gr 1,59 CHF

pane per toast 500 gr 0,99 CHF

totale: 26,90 CHF 

in euro: 22,05

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Come ho trovato lavoro in Svizzera

Non sono laureata. neanche diplomata.

Sono arrivata la prima volta qui a Basilea a ottobre,abitando da mia nonna e mia zia. (Sono nata qui a Basilea ma ho sempre vissuto in Italia). Ho frequentato un corso di tedesco dalla durata di un mese e mezzo e di livello A2-1.

Ho studiato e basta. rare uscite,zero tv,tedesco tedesco tedesco.

A gennaio mi sono iscritta al corso A2-2 ma sono stata subito promossa al livello B1-1. Ho quindi deciso di iniziare a cercare lavoro. 

Le mie esperienze lavorative sono praticamente in un solo settore,la ristorazione. 

Sono andata su Tripadvisor e ho cercato ristoranti con cucina Italiana a Basilea. Mi sono scritta le email,e i siti internet. li ho guardati per farmi un’idea del livello del posto e ho inviato a una decina un email di presentazione (ci tengono) in tedesco dove spiegavo brevemente chi ero,cosa avevo fatto,e cosa volevo fare. Vi ho allegato tutta la carta disponibile che avevo: curriculum in tedesco,attestato haccp  e degli attestati di frequentazione di alcuni corsi online settore alberghiero.

(http://www.progettotrio.it/trio/  -si,gli attestati ve li mandano davvero )

mi hanno ricontattata nell’arco di un giorno,almeno sei su dieci. Mi sono presentata (ovviamente essendo un ristorante di cucina italiana parlavano tutti l’italiano ma poichè il mio ruolo è la cameriera ho scritto e sostenuto un breve colloquio in tedesco giusto per dimostrare che non avrei portato un pomodoro al cliente che chiedeva degli asparagi) e ho fatto una giornata di prova. al secondo tentativo mi è stato offerto un contratto a tempo indeterminato al 50%,e ho concluso cosi’ le ricerche.

in quanto tempo ho trovato lavoro? dalla ricerca alla fatidica frase ‘ti assumiamo’ ci ho impiegato tre giorni.

Riconoscere un italiano

Da quando sono qui ho scoperto di possedere un radar che non ho mai utilizzato.

Suona tutte le volte che mi passa vicino un connazionale.

delle volte,non si limita a suonare,ma squilla con tanto di trombe. Diciamocelo,qualcuno che è italiano non solo lo ha scritto in faccia,ma gironzola con una grande freccia luminosa sopra la testa.

In cosa consiste questo ‘marchio’ che permette di individuare un italiano nella folla?

credo sia l’ariata. e come si spiega? é una luce diversa nello sguardo? è nella posa dell’ essere una persona molto impegnata che nella vita ha sempre dovuto lottare? il sorriso di scherno sempre pronto dietro l’angolo e una simpatica faccia di schiaffi?mmhà.

e poi invece delle volte questo radar falla,e mi ritrovo a parlare un tedesco stentato con persone diffidenti,quasi ostili,fino a quando entrambi esasperati da una conversazione infruttifera ci lasciamo andare ad un intercalazione tipica o una parola italiana.

Ecco,quando accade questo è come ritrovare un lontano simpatico parente. All’improvviso le frustrazioni svaniscono per lasciare  il posto ad una vaga vergogna (”ma come?!non mi hai riconosciuto?non lo vedi,giovane sconosciuta,che sono dei tuoi?”)

ditemi voi: da cosa si riconosce un italiano?

e che i camerieri non rispondano con ‘ non lasciano quasi mai la mancia’ perchè ahimè,lo so bene!

Lo sconforto

Dicono che l’emigrato in genere si trovi ad affrontare cinque fasi, stile elaborazione del lutto. cito:

”Fase 1: la luna di miele. I primi mesi di vita all’estero sono per cosi’ dire un periodo di luna di miele in cui tutto è nuovo, emozionante ed affascinante. Tutto sembra accadere come in un sogno, contenti di aver scelto di cambiare vita andando a vivere all’estero. Ma come tutti sanno, nessun viaggio di nozze dura per sempre.

Fase 2: il rifiuto. Tutta l’eccitazione iniziale poco a poco si esaurisce cosi’ come le nuove eccitanti ed affascinanti esperienze. Si torna con i piedi per terra e si inizia ad affrontare la routine di tutti i giorni.

Improvvisamente si inizia a scoprire che il modo di fare le cose in quel luogo, anche in modo professionale, non coincido al proprio. I negozi non sono aperti quando se ne ha bisogno, o magari non si trova quello che si sta cercando. Il tempo libero è frustrante, perché ogni svago deve essere svolto usando un’altra lingua. Non ci sono i luoghi affezionati dove andarsi a distrarre, inizi a provare un senso di noia nello spendere giornate con persone che non puoi capire del tutto.

Iniziano cosi’ ad aumentare le difficoltà nell’adattamento, convincendosi che nessuno e’ d’aiuto nel superare questo tipo di stress. Addirittura ci si convince sempre più che le persone non siano in grado di capire questo malessere, o che ne siano in alcun modo interessate.

Questo a sua volta innesca quell’emozione che è uno dei sintomi più certi dello shock culturale, ovvero l’ostilità al nuovo ambiente. Si comincia cosi’ ad odiare il paese ospitante e tutto ciò che si lega ad esso.

Fase 3: la regressione. Una volta che ci si avvia a respingere la cultura ospitante, è molto più difficile tornare sui proprio passi. Si può decidere di provare un nuovo approccio, con un bel sorriso sul proprio viso sforzandosi di cambiare il proprio atteggiamento. Oppure si sceglie di percorre un’altra strada, più semplice, che purtroppo percorrono in molti in questi casi. Si sceglie la chiusura in se stessi.

In quest’ultimo caso, i segni del fallimento nella nuova versione di se stessi in ambiente straniero sono abbastanza chiari: il rifiuto di continuare ad imparare la lingua locale, di fare amicizia con la gente del posto, o di fare qualsiasi attività che possa portare maggiore interesse verso la cultura locale. Seguendo questo percorso, l’individuo tende sempre più ad isolarsi ed a far crescere dentro si se il senso di antagonismo nei confronti della gente del luogo. Si andrà alla ricerca di simili, che nutrono le stesse sensazioni per poter attaccare la cultura locale, senza rendersi conte che il problema potrebbe risiedere da un’altra parte.

Con il passare del tempo, si e’ sempre più di fronte ad un bivio: scegliere di restare o ritornare in patria?

Fase 4: l’accettazione. Se si supera la fase 3, e quindi si sceglie di restare, la strada per il superamento dello shock culturale tende ad essere in genere più agevole.

Una volta superata questa fase, ci si ritroverà a sorridere o ridere di alcune delle cose che hanno causato tanto dolore in partenza. Quando questo accade, si e’ sulla strada dell’accettazione. Quando ci si inizia ad ambientare verso la cultura, la lingua ed i costumi locali, l’autostima e la fiducia ritorneranno. L’affetto per la nuova casa passera’ da accettazione riluttante ad affetto genuino. Si potrà finalmente capire che non è tutta una questione di “li’ e’ peggio o meglio di qui”.
Ci sono diversi modi di vivere la proprio vita e nessun modo è davvero meglio di un altro. E’ solo diversa da come la si viveva prima. ”

fine citazione.

Bene bene.. io sono nella fase del rifiuto diciamo.

difficoltà con la lingua tedesca,paura di non essere in grado di integrarmi in una nuova cultura,rabbia per l’apparente o veritiera diffidenza delle altre persone,ecc.

Passo le mie giornate a lavoro,e quando torno a casa:computer. e dico solo computer. non esco,nemmeno per comprare il latte,passeggio di rado. E Basilea è bellissima,e offre tanto. ma io non sono pronta per ricevere. Vedo ragazzi felici lungo il reno che fanno le grigliate e penso ‘se i miei amici fossero qui lo farei anche io’. Vedo persone italiane che parlano perfettamente il tedesco e li invidio da morire. Insomma vengono a galla sentimenti nuovi e considerari ‘spregevoli’ quali l’invidia,gelosia,e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

Mi è capitato di essere discriminata/derisa per il mio essere italiana?

si. mi è capitato. uno dei tanti a lavoro,da ragazzi giovani (da cui ti aspetti piu’ comprensione visto i pochissimi anni di differenza).

”ich verstehe nicht diese Sprache” (io non capisco questa lingua) rivolgendosi come risposta ad una mia domanda scatenando l’ilarità di tutta la tavolata.

Mi è anche successo di ritrovarmi nella situazione di capire cosa la persona stava dicendomi,ma di non riuscire a farmi capire dalla stessa per via della mia pronuncia.

in tutti i casi e di fronte ad ogni approccio non andato a buon fine ho reagito con un bel pianto di protesta e frustrazione.

Forza e coraggio,domani è un altro giorno.